Bello Brutto 1989-1992

Con gli esperimenti Bello Brutto, realizzati nel 1989, ho adottato in modo sistematico l’intervento non cumulativo. Il campione sperimentale è stato sottoposto, rispetto alle precedenti ricerche “Miglioramento Peggioramento”, non a stimoli composti, ma semplicemente ad un relazionarsi alle seguenti istruzioni poste al di sotto di due fogli monocromi: 1) guarda attentamente il campionario composto da venticinque forme casuali; 2) scegli la forma più bella e posizionala nella zona più bella del foglio di sinistra; 3) scegli la forma più brutta e posizionala nella zona più brutta del foglio di destra. Le forme utilizzate sono state organizzate in tre modi: un primo esperimento svolto con forme triangolari bianche ottenute in modo aleatorio e da collocare su due fogli neri; un secondo esperimento con forme aleatorie più complesse, progettate con il metodo di Fred Attneave, di cartoncino nero e da collocare su due fogli bianchi; un terzo esperimento con forme aleatorie complesse progettate con il precedente metodo, realizzate a quattro colori (bianco, blu, rosso, giallo), da collocare su due fogli neri. L’intervento di ogni persona è stato registrato e poi successivamente accumulato attraverso la sovrapposizione per evidenziare le scelte e le zone di preferenza del bello e del brutto. Con questo metodo, rispetto a quello applicato negli esperimenti precedenti, sono stati ottenuti risultati più significativi e originali, in particolar modo nell’immagine peggiorata. 

 Con gli Esperimenti video Migliorare Peggiorare del 1993, nelle tre versioni p.70,75,76, esaurisco la mia esperienza interattiva, tendenzialmente visiva, frutto della frequentazione dell’ambiente di studio creatosi nel Centro Studi sulla Psicologia dell’Arte Jartrakor di Roma a partire dal 1987. Come nell’esperimento Bello Brutto 19, anche queste ultime ricerche nascono da un’esigenza riduzionista e minimalista proiettata verso la semplificazione ai minimi termini degli elementi da manipolare nella relazione esperienziale bello e brutto. Le forme precedentemente utilizzate negli esperimenti di Miglioramento Peggioramento realizzati tra il 1988 e il 1989, per quanto casuali, inibivano lo spettatore che, invitato a intervenire su forme pregnanti e caratterizzate, poteva avere la sensazione di modificare un quadro, un’immagine complessa. Al posto di immagini complesse, dunque, sono stati proposti semplici moduli estratti dalle angolazioni basilari del goniometro. Nasce una narrazione segnico-culturale rappresentativa dei parametri migliorare e peggiorare che, da semplici aggregazioni, si evolve nel senso del miglioramento verso una chiara forma floreale, tutta curve, figurativa, centrale, occupante tutto lo spazio; al contrario, per il peggioramento si delinea una non chiara evoluzione, anzi imprevedibile, caratterizzata da azioni contraddittorie, che dimostra come l’estetica del brutto non risulti essere radicata nella nostra cultura quanto l’idea del bello. Non è un caso che a posteriori la sequenza migliorata risulti essere meno preferita di quella peggiorata che, invece, tiene alta la tensione in quanto meno banalmente si nega e rilancia posizioni contrastanti, non omologate. 

 

Opere

Processo creativo

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